Che fosse un provvedimento “all’italiana” l’avevamo scritto su questo sito nella Circolare 17 del 25/11/2012, per chi volesse andare a leggersela, ancora pubblicata nella rubrica “Circolari ed Approfondimenti”.
Per tutti, ricapitoliamo.
Sul Supplemento Ordinario n. 201 alla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 263 del 10/11/2012, veniva pubblicata la Legge recante “disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute” secondo cui “Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un’attività sportiva non agonistica o amatoriale, il Ministero della Salute, con proprio decreto, adottato di concerto con il Ministro delegato al turismo e allo sport, dispone garanzie sanitarie mediante l’obbligo di idonea certificazione medica, nonché linee guida per l’effettuazione di controlli sanitari sui praticanti e per la dotazione e l’impiego, da parte di società sportive sia professionistiche che dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita”.
Enunciate queste buone intenzioni, occorre tuttavia ricordare che, al momento attuale, ed in attesa dell’emanazione del Regolamento attuativo del Ministro della Salute e del Ministro delegato al Turismo e allo Sport, non sussiste alcun obbligo per le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche di uniformarsi alle prescrizioni del decreto, in specie a quelle relative all’obbligo di dotarsi di defibrillatori semiautomatici.
Né vale la pena, lo abbiamo già fatto con la nostra circolare citata all’inizio di questo “Punto di vista”, porre in rilievo, l’assurdità di un provvedimento che vorrebbe mettere sullo stesso piano le Società professionistiche con quelle dilettantistiche, lo stadio di calcio di Serie A con il campetto di calcio a 5, la maratona olimpica con quella di Crevalcore, per non parlare della formazione e della presenza (leggi costi) dei soggetti responsabili dell’utilizzo dei defibrillatori.
Diciamo la verità, la speranza dei Dirigenti e dei Responsabili delle ASD e SSD era. ed è, in ultima analisi che, caduto (o decaduto) l’attuale Governo, di “passarla liscia” o comunque di affrontare il problema, sicuramente di primaria importanza !, con altri presupposti, primo fra i quali distinguere quali Enti e quali no dovranno dotarsi dei dispositivi salvavita; per dirla breve, si cercherebbe, insomma, una condivisione del problema, anche perché lo stesso CONI ha chiesto di essere interpellato e di partecipare attivamente al procedimento dell’ emanando decreto ministeriale.
Come però ben sanno i Lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a questo punto, all’Italia delle Signorie e dei Principati, non bastano le 160.000 ed oltre leggi primarie, (in realtà nessuno sa esattamente quante siano !); ad alimentare la confusione intervengono poi Regioni, Province, Comuni, tutti uniti appassionatamente nell’ emanare regolamenti, provvedimenti, norme e normative, ordinanze e disposizioni.
Ed ecco allora che l’efficientissima (absit iniuria verbis) Regione Lombardia, con delibera IX/4717 del 23 gennaio u.s., approva “l’aggiornamento delle Linee Guida regionali sull’utilizzo dei defibrillatori semi-automatici esterni (DAE) e sull’attivazione dei progetti di defibrillazione semi-automatica sul territorio (PAD)”, divenendo così la prima Regione in Italia a recepire quanto il Ministero della Salute ancora non avrebbe fatto e, appunto, poichè nel Paese delle Signorie e dei Principati, ogni Reggente fa ciò che vuole, ne adatta l’applicazione a proprio gusto, dettandone modalità e condizioni, così che per le sventurate Associazioni Sportive della Lombardia “………si rende obbligatorio che ogni Società Sportiva, sia professionistica che dilettantistica, disponga di un numero sufficiente di affiliati addestrati alle manovre di rianimazione cardiopolmonare di base e abilitati all’utilizzo del DAE tali da consentire la presenza in ogni attività sportiva di almeno una persona addestrata ed abilitata all’uso del DAE”.
Nella fretta però di arrivare primo, il Legislatore lombardo dimentica di indicare da quando parte l’obbligo della presenza dei DAE, quanti debbano essere gli addetti “abilitati” per impianto, quali siano i soggetti incaricati ai controlli, quali le eventuale sanzioni per la mancata osservanza della delibera regionale; insomma, particolari di poco conto………
Le Associazioni e le Società Sportive non residenti in Lombardia, tuttavia, non si preoccupino e non provino invidia: molte altre Regioni e molti Comuni, stanno varando in questi giorni regolamenti ad hoc per l’utilizzo del defibrillatore per cui non sarà difficile per gli sfortunati Dirigenti Sportivi che effettueranno trasferte con le loro squadre trovarsi di fronte, ogni volta, alle diverse Leggi che le Signorie e i Principati locali imporranno ai loro sudditi.
Leonardo Ambrosi